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ANSIA e ATTACCHI DI PANICO
Psichiatra a Milano e Como
Curare l'Ansia
Curare gli Attacchi di Panico

1)    L'ansia, fra normalità e patologia...
2)    Che cosa sono gli Attacchi di Panico?
3)    Differenti forme di ansia: il Disturbo d'Ansia 
        Generalizzato, il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, 
        il Disturbo Post Traumatico da Stress, le Fobie 
        Specifiche e Sociali
4)    Le cause dell'ansia
5)    I sintomi per riconoscerla
6)    Chi è più a rischio?
7)    Le terapie efficaci: Psicofarmaci? Psicoterapia?
8)    Convivere con l'ansia
  
1)    L'ansia, fra normalità e patologia...
L'ansia è un segnale fisiologico di presenza di stress, selezionatosi nella evoluzione della specie umana (e animale..) in quanto efficace nell'avvisare della presenza di fattori di rischio e nello stimolarci all'attenzione e alla difesa dagli stessi (ansia fisiologica).
L'ansia tuttavia in alcune persone può diventare eccessiva, funzionando come una sirena di allarme che si inceppa e che continua a suonare senza sosta e senza un'evidente motivazione. In questo caso il fastidio e l'angoscia prendono il sopravvento rispetto all'utilità del segnale (ansia patologica).
In tali situazioni la persona può trascorrere gran parte della giornata nel tentativo, spesso vano, di controllare o tacitare l'ansia, ricorrendo a vari rituali comportamentali o di pensiero, piuttosto che a terapie farmacologiche non sempre efficaci e sicure; oppure può cercare di sopportarla a detrimento tuttavia della qualità della vita (insonnia, paure costanti, tensioni muscolari, inappetenza, nausea, cefalee, senso di vergogna e di inefficacia..)

2) Che cosa sono gli Attacchi Di Panico?
Il Disturbo da Attacchi di Panico è qualcosa di più di una semplice ansia acuta. Esso è caratterizzato dalla comparsa spontanea e inattesa di veri e propri attacchi di terrore panico, di durata relativamente breve (qualche minuto, ma terribili..), accompagnato da sintomi fisici, come palpitazioni (sentire il cuore che batte forte), tachicardia (il cuore batte veloce) e senso di affanno e soffocamento, sudorazione, tremori, nausea, instabilità dell'equilibrio, brividi.
Talora c'è una percezione di catastrofe e morte imminente, immotivata ma ineluttabile, che viene ricordata successivamente come uno dei momenti peggiori della vita.
 Spesso, ma non sempre, si associano ad agorafobia (paura degli spazi aperti ed affollati) e vengono evocati da luoghi dove non si ha il controllo della situazione, né vie di fuga... ad esempio: supermercati, treni, aerei, ascensori, teatri, automobile...
Molto caratteristiche sono le sensazioni di irrealtà (derealizzazione) e di essere staccati da se stessi(depersonalizzazione), esperienze che lasciano straniti e angosciati, in quanto assolutamente nuove e incontrollabili.  
Dopo una tale esperienza la persona tende a temere angosciosamente il ripetersi della stessa, sviluppando una profonda ansia da stress anticipatoria, che può diventare un vero e proprio tormento e limitare ampiamente la fiducia in se stessi e nella propria autonomia.
   
3) Differenti forme di ansia:
     Il Disturbo d'Ansia Generalizzato (GAD)
È una condizione piuttosto comune (3-8% della popolazione) ed è più frequente nelle donne (circa il doppio), con esordio dalla giovane età. Spesso è causa di numerose visite mediche (cardiologiche, pneumologiche, gastroenterologiche), poiché è frequentemente associato a somatizzazioni (alterazioni del ritmo cardiaco, senso di peso sul torace, diarrea, dolori addominali, ecc)
La persona manifesta ansia eccessiva e costante, tensione muscolare, irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, alterazione del sonno.  
Questi sintomi alterano significativamente la qualità della vita.
 
Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC):
Una ossessione è un pensiero, un sentimento o un'idea che ricorre nella mente in maniera ripetitiva, intrusiva e martellante, senza che vi sia una motivazione.
Una compulsione, invece, è un atto mentale o comportamentale conscio, che viene agito in maniera ricorrente e rituale, al fine di abbassare lo stato ansioso o controllare un'ossessione (es. contare, lavarsi, controllare il gas, evitare di calpestare le fughe delle piastrelle, ecc).
 Ne è affetto circa il 2-3% della popolazione e in alcuni casi può diventare estremamente vincolante e penoso per chi ne soffre: la persona non riesce ad avere più requie e deve ripetere un'infinità di volte gli stessi percorsi mentali o comportamentali..
 Talora i pensieri stessi hanno un contenuto angoscioso, come ad esempio paura di far del male a se stessi o ad altri, dubbio ossessivo circa la propria propensione sessuale, ecc.
 
Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD)
Alcune persone che hanno subito significativi stress psichici o fisici (abusi e violenze, rapimenti, vittime di catastrofi naturali, guerre, ecc), possono sviluppare un disturbo post traumatico caratterizzato da ricordi spiacevoli e intrusivi dell'evento (immagini, percezioni, pensieri), sogni angosciosi ricorrenti e percezione terrifica che l'evento si stia ripresentando, soprattutto se stimolati da fattori che direttamente o indirettamente lo ricordano o rievocano.
Ciò genera un'intensa attività volta ad evitare luoghi, persone o attività che ricordino l'evento traumatico, oppure una grande difficoltà nel ricordare aspetti importanti del trauma, sensazione di distacco ed estraniamento dagli altri, incapacità di provare sentimenti, senso di sfiducia e pessimismo verso il futuro.
Talora inoltre possono manifestarsi insonnia, irritabilità con scoppi di collera, esagerate risposte di allarme.
 
Fobie Specifiche e Sociali:
Una fobia è una paura intensa e irrazionale rispetto ad un qualcosa, che conseguentemente attiva delle dinamiche di evitamento (tentativi di non incontrare e vedere l'oggetto della propria fobia).
La fobia specifica è correlata ad un qualche cosa di concreto (sangue, iniezioni, luoghi alti, volare, animali, tempeste, morte, ecc). Quella sociale la si potrebbe definire come una timidezza patologica, che comporta una grave inibizione ed evitamento delle situazioni di confronto e contatto con gli altri.
Le fobie, soprattutto quelle specifiche, sono estremamente frequenti e possono incidere in differente modo sulla qualità della vita di una persona (da poco a moltissimo..). 
   
4) Le cause dell'ansia
L'ansia patologica è provocata da uno squilibrio fra l'entità dello stimolo stressante e la risposta di allarme che si genera. Spesso la persona semplicemente non sa e non capisce perché è in ansia..
Le motivazioni per cui questo fenomeno si può generare sono moltissime e l'elenco risulterebbe pressoché infinito. Una persona può essere predisposta geneticamente al disturbo ansioso (come un sistema di allarme che scatta quando non dovrebbe, generando continui falsi allarme..), oppure può rispondere così davanti a varie situazioni di stress, che superano la propria capacità di gestione dello stesso (fattori che risultano oggettivamente o soggettivamente come traumatici..).
In molte occasioni l'ansia è un sintomo di una problematica di tipo depressivo (talora ne rappresenta l'unico sintomo) e in questi casi va curata in associazione alla depressione stessa.
Altre volte può generarsi in risposta all'abuso di alcool o di altre sostanze voluttuarie o di abuso (caffeina, cannabinoidi, cocaina, droghe sintetiche, ecc.).
Infine, spesso, l'ansia può manifestarsi in periodi critici della propria vita, come durante i cambiamenti (adolescenza, fine degli studi, matrimonio, separazioni, nascita dei figli, pensionamento, lutti, ecc) o nella fase senile della vita, come risposta al senso di precarietà correlato alla riduzione di efficienza e autonomia e allo spettro della solitudine e della morte.

5) I sintomi che aiutano a riconoscerla
L'ansia è caratterizzata da un senso di diffusa, vaga e spiacevole apprensione, frequentemente accompagnato da sintomi fisici, come sudorazione, palpitazioni e tachicardia (cuore che batte forte e veloce), tachipnea (respiro affannoso), senso di peso toracico, dolenzie addominali diffuse, con talora scariche diarroiche improvvise. Spesso la persona fatica a prendere sonno la sera, poiché continua a pensare ai problemi..
A volte sono anche presenti: difficoltà di equilibrio (vertigini, capogiri, senso di svenimento), aumento della pressione sanguigna, irrequietezza, tremori, necessità impellente di urinare.
Se una persona riflette su ciò che sta provando, potrà pensare o di avere una problematica medica e in tal caso effettuare numerosi esami clinici che non daranno esiti significativi oppure comprendere di essere preoccupati per qualche cosa, che tuttavia non giustificherebbe una tale apprensione.
Spesso la natura vaga o imbarazzante dei sintomi genera ritrosie nel parlarne, sia con i propri famigliari che con il proprio medico di fiducia. Salvo poi, spesso, sentirsi meglio quando si riesce a farlo..
 
6) Chi è più a rischio?
Chiunque di noi può, in alcune situazioni della propria vita, inaspettatamente iniziare a manifestare sintomi ansiosi più o meno gravi e invalidanti.
Avere l'ansia non significa essere deboli, ma è un segnale importante, che va ascoltato, che ci dice che il nostro organismo ha necessità di aiuto.
I problemi principali nascono, come sempre, se questi segnali vengono trascurati e non ascoltati per lungo tempo.. È come se continuassimo a guidare imperterriti la nostra auto, nonostante sul cruscotto si siano accese le spie di segnalazione di una qualche anomalia..
É chiaro che in generale è più a rischio chi sta vivendo o è stato sottoposto ad importanti quantità di fattori stressanti.. Non sempre tuttavia questi risultano evidenti, né è sempre possibile sottrarvisi.. In ogni caso è importante curarne gli effetti, prima che si generino pericolosi circoli viziosi (lo stress e l'ansia cronica rappresentano a loro volta fattori di rischio per numerose patologie..) e prima che la qualità della vita ne risulti eccessivamente compromessa.
 
7) Le terapie efficaci: Psicofarmaci? Psicoterapia?
Per poter prescrivere una terapia efficace per la cura dell'ansia è necessario precedentemente aver correttamente compreso il significato e la natura della manifestazione ansiosa che la persona sta manifestando.
Aiutare la persona ad approfondire il senso della sua ansia è il primo passo che può aiutarla a circoscriverne gli effetti angosciosi e lo spavento, che è soprattutto correlato all'indefinitezza dei sintomi e all'inganno che essi creano (paura di morire, di perdere il controllo, di non farcela, ecc)
Il colloquio clinico, anche se principalmente mirato alla costruzione di una adeguata terapia farmacologica, deve sempre fornire alla persona una possibilità di supporto, di confronto e di ascolto.
In alcuni casi bisognerà aiutare il soggetto ansioso con dei colloqui cadenzati di approfondimento e sostegno, se non impostando una vera e propria psicoterapia, quando la gravità del sintomo, le caratteristiche di personalità individuali e l'invasività del problema la rendano utile o necessaria.
In altri casi potrà essere consigliata una terapia farmacologica, che aiuti a spegnere o a diminuire l'intensità del sintomo ansioso. I farmaci più utilizzati con queste finalità sono le Benzodiazepine (alcuni nomi commerciali noti sono ad esempio: Diazepam, Delorazepam, Bromazepam, Lorazepam, Alprazolam, ecc). Altri farmaci efficaci in molte situazioni ansiose sono i cosiddetti SSRI, cioè i farmaci che incrementano la quantità di serotonina fra le cellule neurali (esempi di principi attivi sono: Paroxetina, Sertralina, Escitalopram, Citalopram, Fluvoxamina, Fluoxetina).
Farmaci, ascolto e aiuto alla comprensione e alla gestione dei sintomi sono generalmente la combinazione migliore, calibrando i dosaggi di questi interventi in maniera specifica per ciascun individuo.
Attenzione alle terapie infinite, indefinite e incontrollate, che possono generare più danni che vantaggi. Ma attenzione anche alle non terapie (sia intese come non interventi, che come provvedimenti ingenuamente alternativi o francamente privi di senso), perché anch'esse possono gravemente danneggiare l'equilibrio psicofisico individuale.
Una terapia, per essere tale, deve essere opportuna e conveniente, nel senso che gli effetti positivi devono essere di gran lunga superiori a quelli potenzialmente negativi. Ciononostante spesso una non terapia tende ad essere solo una ulteriore sottovalutazione dei propri bisogni, che una volta ancora rischiano di rimanere inespressi e inascoltati..
 
8) Convivere con l'ansia..
Talora è necessario o inevitabile imparare a convivere con l'ansia..
Questo può valere sia nel rapporto con se stesso, imparando a riconoscere che alcune forme ansiose non rappresentano una patologia, né una reale minaccia alla propria integrità, né un qualcosa di completamente evitabile (é la vita, bellezza...); 
oppure la convivenza è correlata dal fatto di con-vivere con una persona ansiosa..la quale potrà amabilmente scaricarci il peso della propria angoscia, trasferendo una parte della pena su di noi..
É difficile aiutare e supportare (sopportare?) una persona ansiosa, perché spesso non sente ragioni e non c'é nulla che lo rassicuri.. qualsiasi sforzo viene frustrato da una ricomparsa successiva del sintomo.
Bisogna armarsi di pazienza e comprensione.. sapere che la persona non lo sta facendo apposta per rovinarsi e rovinarci la vita, ma perché, al momento, non ha altri e più adeguati strumenti per esprimere la propria sofferenza. Ribadire la rassicurazione, l'ascolto, la vicinanza affettiva è faticoso, apparentemente inefficace, ma utile! Fa sentire la persona meno persa e disperata e soprattutto aiuta a diminuire il senso di profonda vergogna che può accompagnare frequentemente il proprio sintomo ansioso.
Alcune volte la persona non si rende affatto conto di essere ansiosa, seppur dall'esterno è evidente. Aiutare la persona ad accettare questa diagnosi e la conseguente terapia, necessita ancora una volta di un lavoro paziente e prolungato..che tuttavia, se andrà a buon fine, sarà altamente conveniente e vantaggioso per tutti.
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