Terrorismo e attentati, lo psichiatra: come reagire all’ansia e al senso di impotenza

x, terrore fucili, incrocio

Un nuovo sentimento: l’impotenza

Proviamo un sentimento di impotenza davanti a questa prepotenza distruttiva! Perché è tipico di ogni cultura insegnare ai propri figli la gestione del conflitto nella vita.    Ci sono regole del gioco che impariamo fin da bambini e che ci guidano per sempre.Ma questo è un altro gioco.                                                                                                                   Un mondo che non siamo abituati ad abitare.”

Così Angelo Oliva, psichiatra e psicoterapeuta Responsabile del Reparto di Psicogeriatria della Casa di Cura Le Betulle di Appiano Gentile (Como) commenta con Affaritaliani le reazioni e le sensazioni che si possono scatenare nella mente dei cittadini di fronte agli ultimi attentati terroristici.

La distruttività arriva da “nostri” ragazzi

“Un ulteriore scoramento nasce dal vedere che la distruttività arriva da ragazzi che sono cresciuti all’interno della nostra società e che ora esternano il loro enorme, inespresso disagio facendosi esplodere!.                                Una drammatica protesta in cui nessuno è vincente: “questi giovani si autodistruggono la vita e noi cittadini europei viviamo nel pericolo”.

Gli Jihadisti esultano, però …                     “Ma nemmeno per loro c’è un futuro in vista a causa di questa distruttività”

Una vecchia “storia” ….. I Romani

Ecco allora un paragone con la storia:

“I romani hanno conquistato il mondo, ma portavano cultura, know how sociale, regole.                                              Quando hanno esaurito questa spinta, il loro impero è finito.
Penso anche agli attentati delle Brigate Rosse: erano sì distruttivi, ma si trattava di ragazzi cresciuti in un ambiente storico e culturale ricchissimo.”

Gli Jihadisti non vanno nemmeno paragonati ai Kamikaze: “La loro è una protesta disperata di cui non vedranno i frutti e che non ha speranza.
Lì c’era una guerra in corso tra due potenze. Qua il Califfato dov’è? È solo un insieme di gruppi che si scannano tra loro, non si vede una cultura e una società solida.
Anzi, così facendo danneggiano la cultura di cui fanno parte, perché la mostrano al mondo come una cultura terrificante, prepotente,  innescando così una reazione razzistica in noi.
La vera potenza è l’idea strategica: “Gandhi ne aveva una potentissima, che ha pagato con la vita”

Ansia da attentato

Come affrontare le ansie che nascono da questi attentati?

“Nel quotidiano dobbiamo accettare questo dolore e continuare con la nostra vita.                                                                 Non facciamoci togliere libertà autonomia e fiducia.”

E a livello più generale?

“Possiamo trarne una lezione dolorosissima e paradossale per tutti noi.
Dobbiamo reagire pensando all’Europa. Un invito doloroso ma strepitoso all’UE, perchè diventi davvero Europa e a noi, perché  ci sentiamo cittadini europei. Diamo dignità e rappresentabilità all’Europa
Ripensiamo a questo importante patrimonio culturale.”

Problematiche dell’età matura e attempata: perché la psicogeriatria

ricovero; infermiera, cura

Cosa è la Psicogeriatria?

La psicogeriatria è una modalità più ampia di accogliere, cercare di comprendere e fornire aiuto terapeutico efficace a problematiche frequentemente complesse manifestate in età matura e attempata.

La sensibilità alla componente psicologica deriva dalla osservazione che per quasi tutti gli esseri viventi l’essere “portatori” di molti anni rappresenta di per sé un problema.

Aver perso amici, affetti, prestanza fisica, ruolo di lavoro rappresenta già un sottofondo faticoso e stressante su cui improvvisamente si appoggia un ulteriore problema costituito dalla insorgenza di una malattia.

E’ presumibile che il quadro clinico esprimerà una sofferenza che è espressione di molte sofferenze sommate tra loro, spesso difficili da decifrare e pertanto confusive nel definire un progetto terapeutico lucido ed efficace.

La sottostante paura di “non farcela più”, la richiesta, mascherata dal pudore, di un accudimento ampio che sollevi dall’ansia e dal timore spesso innescano relazioni complesse efficacissime se decodificate e rispondono ai bisogni reali, ma lunghe, frustranti, conflittuali se l’accanimento a trovare l’organo malato dimentica la persona nella sua totalità che ha perduto sicurezza, speranza, equilibrio

Differenza tra psicologo e psichiatra

Chaise-longe,psicoterapie

PSICHIATRA E PSICOLOGO: DUE PUNTI DI VISTA!

Lo Psichiatra e lo Psicologo: due “angoli di visualedifferenti e complementari per lo studio e la terapia della complessità del funzionamento mentale sano, problematico e malato.

LO PSICOLOGO: UN UMANISTA

Allo psicologo, che proviene da studi umanistici, compete un approccio con strumenti “testistici” e relazionali (psicoterapie) che fanno capo a varie “scuole”.

LO PSICHIATRA: UN MEDICO

Allo psichiatra, specialista che proviene dal mondo medico, compete la ricerca diagnostica di una eventuale causa patogena di origine organica, il conseguente uso di farmaci, oltre al possibile approccio psicoterapico.

Questa è la sostanziale differenza tra psicologo e psichiatra.

Quesito: Un padre e una madre o due madri?

Bambino inserito in anagrafe come figlio di mamma  A e di mamma B.

Potere del non pensiero burocratico: si è figli di un ovulo e di uno spermatozoo che lo ha fecondato.

Poi saremo allevati, se ci va bene, da chi ci farà da madre e da chi ci farà da padre e queste  funzione genitoriali non sono necessariamente coincidenti. Con una persona di sesso femminile  per il materno e di sesso maschile per il paterno.

La fruizione di un materno e di un paterno ricco, ampio, generoso e capace sta alla base  della qualità della vita che ci aspetta.

Per nostra fortuna a maternità o paternità inadeguata da parte di chi è “legalmente genitore” si possono miracolosamente affiancare genitorialità donate da altri che il burocrate non può né individuare, né certificare, ma che saranno invece la vera fonte di vita.

Resta da fare una domanda al burocrate: mamma A, mamma B e perché no, un domani,  a mamma C e D.

Il padre no: Questo è un figlio certificato senza padre; per legge: due madri basteranno a sostituirlo?

L’importanza di movimento nell’anziano

passeggiata, anziani, parco

LA MOBILITA’ NELL’ANZIANO

Come certificato da studi la progressiva e regressiva, oltre che in parte fisiologica,  riduzione di velocità del cammino dell’anziano è predittiva e dichiarativa di un processo neurologico di deterioramento cognitivo!

Per camminare occorre capacità di decisione, energia neuro-muscolare disponibile e possibilità di ricorso alle memorie in cui sono depositati gli automatismi motori appresi negli anni.

UNA ABITUDINE “FARMACOLOGICA”

Tutti i Medici di base, geriatri, psichiatri e psicogeriatri ,  dovrebbero “ricettare” con assiduità l’attività motoria quotidiana forzando “la naturale pigrizia dell’anziano”.                                                                                                            Le  Le istituzioni dovrebbero fornire un competente e abbondante esercizio fisioterapico,  e organizzare accompagnatori volontari alla passeggiata anche di gruppo quotidiana e a passo “allegro”.

La Depressione: malattia delle molte facce o gruppo di malattie?

cane trieste, depressione

Depressione e la ricerca medica

Dopo molti anni di ricerche cliniche e progetti terapeutici, spesso con risultati contradditori, è apparso concettualmente più adeguato,  trattare la depressione con un approccio che sappia dare una identità più precisa a raggruppamenti di sintomi spesso stabilmente co-presenti nel grande ambito dei disturbi depressivi dell’umore.

Depressione tanti farmaci per una terapia farmacologica

Ciò darebbe ragione al gran numero di farmaci disponibili ma diversi tra loro!                                                    Che a loro volta dimostrano la loro efficacia o meno.

L’efficacia dipende dalle varie forme di malattie depressive.

Il pensiero Clinico

Un sistema di pensiero clinico più ordinato aiuterebbe il successo terapeutico e ridurrebbe il rischio da parte del paziente di abbandono di terapie e relativa speranza di guarigione.

I nostri psichiatri:

Dott. Angelo Oliva – Psichiatra Specialista in Malattie Nervose http://www.casadicuralebetulle.com/profilo-dott-angelo-oliva/

Dott. Stefano Oliva – Psichiatra Specialista in Ludopatie e Dipendenze http://www.casadicuralebetulle.com/profilo-dott-stefano-oliva/

Dra Elisabetta Guida – Psichiatra https://www.medicivarazze.eu/elisabetta-guida-psichiatra-milano-como/

 

 

L’anziano e il rapporto con l’alcol

bere dalla bottiglia alcol anziano

L'”autunno della vita” una fase di cambiamento ….. difficile.

L’incontro con l’autunno della vita si interfaccia con eventi nuovi: l’uscita dal mondo del lavoro, l’allontanamento dei figli radicati spesso in altri luoghi, la presa d’atto di tempi di vita che si fanno ridotti, la perdita di affetti che si fa più fitta, la riduzione delle capacità fisiche e psichiche che si fanno notare.

Le risorse di carattere, strutturate negli anni, diventano più che mai importanti e necessarie  per mettere in atto un importante processo di adattamento.

Questo cambiamento ha comunque un cammino, comunque, di fatica distribuita in tempi di imprevedibile durata, gravata da sentimenti di paura per l’inadeguatezza, l’umiliazione da insuccesso.

La terapia nel passato….. e le nuove terapie

 Dietro alla fatica psichica e fisica, snodata nel tempo, in cui si annida il rischio di una evenienza depressiva, nel passato confusa come una sorta di stanchezza profonda, e di astenia, curata con lunghe vacanze o lunghe dormite.

La clinica ha smentito, in modo radicale, l’utilità di simili terapie, e con lettura di patologia richiedente un approccio tecnico altamente specifico.

L’alcol una medicina primordiale

A tale “stanchezza, malavoglia, disinteresse, malinconia” da millenni l’uomo ha cercato di affrancarsi con metodiche svariate. La Bibbia stessa racconta di uno spettacolo un po’ disdicevole del patriarca brillo, ma se ne trova traccia negli scritti è forse per sottolineare come l’ingegno dell’uomo avesse trovato un “medicinale” capace miracolosamente di slegarlo dalla triste sudditanza ad uno stato d’animo depressivamente oppressivo.

Da millenni l’alcool resta un lenimento al cupore dell’animo, un brioso attivatore di chiacchere, un solvente delle gabbie in cui l’introversione ci tiene.
Un intervento capace di modificare transitoriamente gli stati d’animo, non di curarli, però!

Finito l’effetto carezzevole, tutto ritorna come prima, con la frustrazione umiliante di ritrovarsi da dove si pensava di essere partiti.
Così la tentazione di ricercare una nuova carezza con determinazione e ansietà, sarà poi seguita da un nuovo risveglio frustrante. Purtroppo questo circolo vizioso in tempi brevi non riporterà più neppure allo stato di partenza.

Perché l’alcool è una sostanza non fisiologica e velenosa e la sua presenza, in tempi più o meno veloci, (dosi, genetica, età ecce cc) indurrà nel sistema nervoso e nel corpo che lo ospita una serie di ben note evenienze peggiorative.
Così l’automedicazione del cattivo carattere diventerà a sua volta paradossalmente peggiorativa di quell’umore e di quel carattere (e residue risorse fisiche).

Conclusioni: L’Alcol non è una terapia

Queste considerazioni devono aiutarci a non sottovalutare l’attitudine a guardare solo con fatalistica condiscendenza il nostro o l’altrui bere, soprattutto quando si fa rituale, rigido, solitario, impulviso.
Non è una colpa essere depressi, anzi.

Ma automedicare uno stato depressivo con una ingannevole “terapia” è allontanarsi dalla prospettiva di recuperare serenità, equilibrio e ottimizzazione delle risorse psicofisiche a disposizione.

Un tradimento, talvolta un autotradimento, insomma …….