Ansia, Charlie Brown; vignetta

Curare l’ansia – A rischio 11% degli italiani

L’Ansia si può curare!

«Mamma che ansia!»… Quante volte abbiamo esclamato questa frase? Tante, soprattutto nei momenti in cui ci siamo ritrovati a dover affrontare prove importanti in ambito professionale, a scuola e nella nostra vita.

L’ansia è solitamente del tutto fisiologica, tuttavia, possono capitare dei momenti nei quali essa si presenta senza cause apparenti.
Questi stati tanto penalizzanti si scatenano nel momento in cui ci si ritrova a confrontarsi con una situazione di profondo conflitto tra desideri primari (fame, sesso e così via) e divieti: «Si tratta allora di effettuare un’accurata anamnesi per verificare dove si sia verificato lo squilibrio e quindi mettere a punto la terapia che può essere sia farmacologica, sia psicologica».

L’ansia si può manifestare sotto diverse forme: «Può dare luogo ad attacchi di panico, fobie semplici e sociali, rivelarsi sottoforma di disturbi ossessivi-compulsivi e in altri modi. Può anche essere conseguenza di una malattia comparendo e scomparendo a seconda dell’andamento del quadro medico. Ancora, può essere causata da disturbi alla tiroide e neurologici».

A rischio d’ansia circa l’11% degli italiani: «Purtroppo anche lo stress può avere un ruolo determinante, capita sempre più spesso, infatti, di non essere più in grado di riconoscere i propri limiti. Quando questo accade, il soggetto pretende sempre di più da se stesso: un comportamento che il più delle volte genera l’ansia patologica».
Da qui il consiglio principale per prevenire il disturbo: «Evitare di fare il passo più lungo della gamba, cercare di pretendere da se stessi solo ciò che effettivamente si è in grado di fare».

Come detto per curare l’ansia è possibile percorrere la strada farmacologica e quella psicologica:
«Nella fase acuta – riprende lo psichiatra – molto efficace il ricorso a nuovi farmaci antidepressivi di seconda generazione SSRI, serotoninergici. In funzione del tipo di disturbo, accanto alla terapia farmacologica è possibile ricorrere a quella psicologica di tipo cognitivo comportamentale ovviamente personalizzando il trattamento».
«Lavoriamo con l’obiettivo di risolverli e di dare al paziente tutti gli strumenti necessari per prevenire l’insorgenza della malattia in futuro» conclude Guida.

Mediamente, per curare la patologia possono essere necessari da pochi mesi a circa un anno.

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