La dieta nella malattia di Parkinson

alimentazione sana tavola apparecchiata

Perché seguire un Regime Alimentare Sano

È fondamentale ricordarsi quanto sia importante seguire un adeguato regime dietetico, sia per le persone senza patologie, sia le persone con problemi neurologici.
Una dieta equilibrata è inoltre in grado di prevenire o correggere patologie metaboliche concomitanti quali le dislipidemie, il diabete, la gotta, patologie cardiovascolari o quelle a carico del sistema osteo-articolare.

Gli alimenti che aiutano le terapie e la cura

Gli alimenti, e i pasti assunti,  possono interferire con l’efficacia della terapia farmacologica e nel caso della malattia di Parkinson, è dimostrato che la razione di proteine somministrata a colazione e a pranzo, è indispensabile per una migliore utilizzazione di L-dopa.
(L-dopa è un aminoacido neutro che viene impiegato nella cura del Parkinson)

Malattia e farmaci possono anche essere causa di vari disturbi gastrointestinali e comportamentali, tali da influenzare l’intake dietetico del paziente.  Inoltre, considerata la complessità del problema, spesso non sono sufficienti consigli dietetici generali, ma occorre elaborare degli schemi dietetici personalizzati.

Il pericolo della malnutrizione

Lo stato di malnutrizione tende ad instaurarsi nelle fasi avanzate della malattia, mediamente dopo quattordici anni dall’esordio; i fattori che possono interferire, oltre lo stato di mal nutrizione nel paziente è  la depressione, isolamento sociale, difficoltà di deglutizione e di masticazione, gravi discinesie.

Inizialmente si è osservato un aumento del peso ponderale, sovrappeso o obesità,  causato dalla diminuita attività motoria, inoltre se parallelamente non c’è un adeguamento delle abitudini alimentari si crea un sbilancio energetico che si traduce in un aumento di peso. (tra consumo e introduzione di calorie)

Mangiare: molti significati oltre al doversi nutrire

panino hamburger mac donald

Mangiare non vuole dire solo nutrirsi.
Diversi sono i significati simbolici che assume il cibo.

Mangiare è il primo piacere

Cibarsi è la primissima esperienza dell’essere umano.

Alcuni neonati si commuovono mentre succhiano il latte materno. La sensazione che ne traggono è di profondo benessere, di pace e abbandono che rimane registrata nella memoria profonda. Tra le sensazioni fisiche provate c’è l’incorporare, il riempire il vuoto e il possedere.                                                                                                                               La bocca è ricca di terminazioni nervose motivo per il quale è una delle zone erogene più importanti del corpo.             La poppata è l’archetipo di tutte le esperienze di nutrimento.

È una sensazione unica, fisica e psichica ed è favorita dal comportamento della mamma che:

  • Nutre
  • Avvolge
  • Protegge
  • Coccola
  • Sussurra
  • Guarda in modo amorevole

Mangiare riunisce la famiglia

L’ora del pranzo è il momento nel quale la famiglia di si trova, la comunicazione si apre e diventa vivace oppure si chiude, rivelando aspetti profondi tra i componenti.
Il cibo viene legato a persone e situazioni particolari: il cibo che piace tanto alla mamma o che il papà detesta. Le “lasagne della domenica”, gli “gnocchi della nonna” e così via.

Mangiare è occasione di incontro

Il solo fatto di trovarsi posizionati tutti intorno ad un tavolo per cui tutti si guardano è condividere uno spazio e un momento comunitario. Viene sancita l’appartenenza ad un gruppo e l’identificazione con quel gruppo.

Mangiare dipende dalla società

Esiste un legame particolare tra specifici cibi e gruppi etnici.
Gli italiani sono identificati con gli spaghetti, gli americani con l’hamburger, i tedeschi con i crauti e la birra, gli indiani con le spezie.
Anche per quanto riguarda il peso: nelle culture povere magro è chi è povero mentre nel mondo ricco occidentale la magrezza caratterizza i ceti medio-alti. Idem per i modelli estetici.

Mangiare è legato alla sessualità

Cibo e sesso sono le fonti prioritarie per la sopravvivenza umana: senza nutrirsi e riprodursi l’uomo non esisterebbe.
Si dice “prendi l’uomo per la gola”…

Mangiare è veicolo di emozioni

Ognuno di noi riconosce delle emozioni legate a particolari cibi che sono nella sua storia personale.
Alcuni cibi richiamano delle specifiche emozioni:

  • Cibi sicurezza: latte
  • Cibi consolazione: dolci, cioccolato
  • Cibi forza: la carne
  • Cibi prestigio: salmone, caviale e champagne
  • Cibi immagine: alcolici e caffè

Alimentazione ed emozioni: come il cibo può influenzare i nostri sentimenti

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Perché mangiamo?

Noi mangiamo per molte ragioni, da motivazioni edonistiche, psicologiche, emotive, adattive. Non sempre mangiamo spinti dallo stesso tipo di motivazione e di bisogno.

Imparare a convivere con le nostre emozioni, conoscerle e saperle affrontare, ci aiuta a distinguere la reale sensazione di fame da quella voglia di cibo,  fame non da appetito ma da sensazioni diverse.

Imparare a diventare assertivi anziché passivi, comunicando le proprie sensazioni ed emozioni anziché reprimere le proprie necessità, i propri desideri e le proprie volontà può risultare utile per entrare in contatto con noi stessi e tornare (o imparare) ad avere un rapporto migliore con le sensazioni.

Cibo nutrimento “diverso”

L’assunzione di cibo va oltre il meccanismo fisiologico del nutrirsi, numerose ricerche hanno dimostrato che molte emozioni sono strettamente collegate con l’alimentazione: l’ansia, la depressione, la noia, la solitudine, la rabbia, lo stress; Abbiamo passioni forti nei confronti dei cibi che ci piacciono o non ci piacciono; Socializziamo e festeggiamo tramite il cibo; È parte dei rituali religiosi.

Le relazioni tra cibo ed emozioni

Le emozioni incidono sulla percezione dell’immagine corporea che cambia a seconda del nostro stato d’animo!    Quante volte ci sentiamo piccoli piccoli quando viviamo un fallimento?                                                                            Quante volte usiamo espressioni come “Il dolore mi spezza il cuore” oppure “Questa offesa proprio non la digerisco!”?. Spesso ci troviamo “costretti” ad accettare una fetta di torta di compleanno anche se proprio non ci va perché sarebbe antisociale rifiutare, spesso ci premiamo con qualcosa di buono dopo un lavoro faticoso oppure beviamo in compagnia per essere più socievoli.

Le emozioni fanno parte delle esperienze umane e incidono sulla nostra vita, sul nostro comportamento e sulle nostre abitudini. L’alimentazione è una delle condotte più importanti del repertorio comportamentale dell’uomo e quindi il nutrirsi, il mangiare e di conseguenza il cibo risultano strettamente connessi con l’emozione.
Mangiare può diventare un modo per anestetizzare i sentimenti negativi dunque l’atto del mangiare può essere inteso come strategia adattiva alle situazioni problematiche. Se lo facciamo in modo compulsivo è perché ci sentiamo incapaci di affrontare le emozioni, si mangia anziché dare sfogo al dolore, alla rabbia e perché no, alla gioia, al contrario spesso non mangiamo per un senso di apatia, per attirare le attenzioni altrui, per un desiderio inconsapevole di farsi del male. Una volta che abbiamo imparato che mangiando riusciamo a ridurre lo stress, uno stato di malessere o comunque otteniamo quello che vogliamo, tendiamo a ripetere questo comportamento spinti dal desiderio di “gestire” le proprie emozioni (Macht, 1999).

Sembra che gli episodi di fame emotiva siano più ricorrenti fra le donne ed in relazione a vissuti d’ansia, inquietudine, rabbia, solitudine, disagio, o comunque a sentimenti negativi verso se stesse. L’atto di mangiare, anche quando non è più presente lo stimolo della fame, permette sicuramente di raggiungere un obiettivo: distrarsi dalle proprie emozioni. Esiste un rapporto circolare fra emozioni e abitudini alimentari: determinati vissuti emotivi possono indurre il desiderio di alcuni cibi e questi a loro volta, sono in grado di influire, almeno in parte, sullo stato emotivo. (Abramson, 2002).

Alcuni alimenti possono influenzare le emozioni

A sua volta, l’assunzione di determinati alimenti è in grado di influenzare lo stato emotivo. Pasti ricchi di grassi richiamano notevoli quantità di sangue allo stomaco e all’intestino, al punto da indurre un rallentamento dell’attività cerebrale con conseguente sonnolenza e apatia. (Dalle Grave, 2003).

L’assunzione di carboidrati, invece è in grado di indurre un senso di tranquillità e benessere contribuendo ad elevare il livello di serotonina nel sangue, l’assunzione di proteine porta ad un aumento del tono dell’umore. Alcune sostanze come il saccarosio e la caffeina inducono un aumento di episodi di stanchezza, malumore, nervosismo e depressione. Alcune carenze nutrizionali, come quelle del magnesio e della vitamina B6 causano irritabilità, stanchezza e abbassamento del tono dell’umore.

Il cibo nel rapporto di coppia

Da una ricerca è emerso come il 60% delle donne e il 50% degli uomini aumenti di peso dopo le nozze. La dottoressa Roberta Giommi spiega come il grasso in eccesso sia un buon alibi utilizzato dalle donne per sfuggire al sesso coniugale oppure uno schermo per mantenere fra sé e gli uomini un muro di “ciccia”. Se poi il rapporto entra in crisi e scoppiano continui litigi, entrambi i sessi ingoiano rabbia mandandola giù con il cibo: si ingurgita di tutto sostituendo la sessualità con veri e propri “orgasmi gastronomici” (Giommi, 2007).

Sembra che anche il carattere giochi un ruolo fondamentale nel menù delle emozioni: il tipo infantile mangia prevalentemente dolci, l’aggressivo ha bisogno di sapori forti e decisi, il difensivo predilige cibi energetici e il depresso mangia di tutto per non annoiarsi. (Speciani & Speciani 2006).

Le persone affette da disturbi alimentari sono fondamentalmente alessitimiche: hanno difficoltà a riconoscere i propri stati interni: fame, sazietà, senso di vuoto, ad esplorare il proprio mondo interiore, presentano scarse competenze nel riconoscere ed esprimere le proprie emozioni. Tali carenze privano queste persone di un’importante fonte di informazioni sul proprio stato di benessere e sui propri desideri e bisogni, ostacolando la creazione di confini stabili con gli altri e incrementando la dipendenza dall’ambiente esterno per avere conferme e sicurezze. Le dinamiche di riempimento e svuotamento, tipiche del movimento oscillatorio anoressico-bulimico potrebbero essere tentativi di contenere su un piano concreto le emozioni: lo stomaco vuoto evoca la solitudine a cui si fugge attraverso il cibo divorato che riempie senza nutrire. (Abrham & Beumont, 1982).

Il rapporto con il cibo inizia da bambini

Secondo la spiegazione psicoanalitica i bambini imparano a conoscere il mondo usando la bocca. A causa del contatto fisico, delle coccole e della gratificazione che si verifica mentre il bambino viene alimentato, si sviluppa un’associazione tra amore, nutrimento, mangiare. Se la crescita procede normalmente, le esperienze del bambino si espandono e queste piacevoli attività diventano parte di una vasta gamma di attività sensoriali gratificanti. Se l’ambiente è meno favorevole, il bambino può crescere incapace di sviluppare altre fonti di gratificazione e, da adulto, si appoggerà al cibo come se fosse la primaria, o l’unica, fonte di sostegno emotivo. All’interno delle interazioni familiari il cibo può essere usato dal figlio per resistere al controllo dei genitori, per stabilire la propria indipendenza e, in alcuni casi, per avere il controllo su di loro. Se un bambino o una bambina impara che il fatto di mangiare o di non mangiare è la sua unica fonte di potere, il suo unico modo di esprimere sentimenti normali o l’unica maniera per stabilire una certa indipendenza, è probabile che da adulto viva l’assunzione di cibo direttamente collegata ad una forte reazione emotiva.

Anche l’uso del cibo per dare dei premi (del tipo: “se fai il bravo, puoi mangiare il dolce”) o delle punizioni (rimproveri del tipo: “devi mangiare tutto, altrimenti non esci”) può mettere in relazione il cibo con l’affetto, la relazione, l’immagine di sé, con diversi rischi per un equilibrato rapporto con l’alimentazione.

Ansia, solitudine e rabbia posso essere collegati all’alimentazione

In altre parole, si riesce ad avere quel che si vuole quando si vuole. Mangiare può diventare il modo più efficiente e produttivo di gratificarsi, anche se, come sappiamo, può comportare delle conseguenze non sempre positive per la persona: l’aumento di peso, il senso di colpa, la rinuncia a cercare altre forme di gratificazione.
Un sano equilibrio personale può instaurare un positivo rapporto con il cibo, se non viene considerato come la prevalente o l’unica fonte di gratificazione personale. Si possono individuare sicuramente anche altri metodi per gratificare se stessi, come lo sviluppo di abitudini e di atteggiamenti autogratificanti.

Anche l’ansia e la solitudine possono essere collegate al cibo. Tra tutte le emozioni, l’ansia è quella che da più tempo è stata associata all’alimentazione. È utile pertanto sviluppare delle tecniche per ridurla senza ricorrere al cibo: le tecniche cognitive, le tecniche di rilassamento, o nei casi più complicati una psicoterapia.

Anche la rabbia repressa può avere uno stretto collegamento con l’alimentazione. In alcune persone il mangiare o il rifiuto di mangiare vengono considerati come un mezzo per gestire la rabbia repressa che non riescono ad esprimere. Così mangiare assolve a due funzioni: esprime indirettamente la rabbia e previene l’aperta manifestazione della collera grazie alla copertura del cibo. Ecco perché molte terapie hanno come obiettivo quello di far riconoscere al propria rabbia imparando ad esprimerla in forme costruttive.

Molti sono dunque i collegamenti tra cibo e sentimenti, a volte positivi altre volte distruttivi.
Qualora fosse necessario, possiamo porci in atteggiamento di maggiore comprensione delle dinamiche interiori e avviare il conseguente cambiamento.

Così avremo recuperato una ulteriore funzione positiva del cibo.

Medico, dietista e nutrizionista: 3 figure contro l’abusivismo

Equipe_medica

Il problema dell’abusivismo nel campo della dietologia è presente in Italia da molti anni e contribuisce alla grande confusione che c’è in materia tra la popolazione.
Alcune figure che si spacciano per nutrizionisti si presentano nei modi più disparati: “etologi alimentari”, “naturopati”, “iridologi”, “consulenti nutrizionali”, “personal trainer”, ….

Qualche consiglio per non fare grossi errori

Il medico

Il fatto di essere medico può dare un minimo di garanzia poiché se non opera secondo scienza e secondo la deontologia medica può essere chiamato a rispondere del suo operato di fronte al consiglio disciplinare dell’ordine.
In genere la preparazione della classe medica nel campo della nutrizione è scadente sia in Italia che all’estero poiché i corsi universitari prevedono poche ore di studio in questa materia.
Potrebbe comunque trattarsi di una persona che ha studiato la nutrizione come autodidatta, ma spesso non è così.

Talora è molto meglio affidarsi ad un dietista o a un biologo nutrizionista che sono sicuramente molto più preparati in questo campo di un medico.

Il dietista

Il dietista è una figura presente da molti anni nei vari reparti ospedalieri e traduce in pratica prescrizioni dietetiche di pazienti che vengono inquadrati dal punto di vista diagnostico dai medici. Hanno una preparazione specifica in dietetica, conoscono la composizione dei cibi e come meglio abbinarli tra loro. Controllando nel sito ANDID (la cui iscrizione però è volontaria) possiamo vedere se è presente il nome del professionista cui siamo interessati.

Il nutrizionista

Una figura emergente nel campo dell’alimentazione è data dai biologi che – secondo quanto riporta il sito del loro ordine nazionale – nel momento in cui si laureano e si iscrivono all’ordine (Albo – Sezione A) si qualificano tout court come “nutrizionisti”. Seguire dei corsi di dietetica post laurea (master o specializzazioni) è facoltativo, conviene quindi controllare il curriculum di ogni biologo che sceglie di svolgere l’attività di nutrizionista.
Sono professionisti con un ottimo background nel campo della biochimica e biologia e possono contribuire a diffondere delle informazioni corrette nel campo della nutrizione. Quindi quando siamo di fronte ad una persona che si qualifica come biologo nutrizionista conviene non solo controllare l’iscrizione all’elenco dell’ordine dei biologima anche il curriculum post laurea.

Limitandoci a queste 3 figure (medico dietologo, dietista o biologo nutrizionista) potremmo avere un minimo di garanzia di ricevere delle informazioni equilibrate e corrette

Tratto da Il Fatto Alimentare: Dietologo, dietista o biologo nutrizionista? Come scegliere il professionista giusto ed evitare l’abusivismo – 22 gennaio 2016

Nutrizione e benessere: perché il benessere inizia con il cibo

insalata_verde, mangiare

DRA CLAUDIA TRENTANI - Membro dell’Università di Pavia – Centro Interdipartimentale di Studi e Ricerche sulla Nutrizione Umana e i Disturbi del Comportamento Alimentare del Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense dell’Università degli Studi di Pavia.

L’ingresso nel Team della Dott.ssa Claudia Trentani dietista, con alle spalle più di venticinque anni di esperienza, risulta fondamentale per il nostro Studio Medico che ha sempre sostenuto l’importanza di una presa in carico del paziente che qui si rivolge per un percorso di psicoterapia o per il trattamento farmacologico dei disturbi della sfera emotiva.

La Dottoressa Claudia Trentani, riceve tutti i venerdì pomeriggio e sabato mattina con tariffe agevolate.
Primo colloquio e dieta € 90.00 successivi € 70.00

Per prenotare il colloquio utilizza i nostri contatti.

 

Expo 2015: mangiare sano per stare bene

logo expo 2015; Milano

Il tema del prossimo EXPO 2015 che si terrà a Milano decreta l’importanza del mangiare sano per stare bene, avere un buono stato di salute.

“Mangiare sano è un elemento imprescindibile per stare bene.”

Alimentarsi in modo corretto è funzionale alla vita, ha costi contenuti e nessun effetto collaterale.
Sovrappeso e obesità nel mondo hanno raggiunto proporzioni epidemiche e sono uno dei principali problemi e costo per la sanità pubblica. Da qui la definizione di “Globesity” (Organizzazione Mondiale della Sanità)

L’aspettativa e la qualità di vita delle nuove generazioni è minacciata dalla diffusa sedentarietà
L’obesità è un fattore di rischio per serie condizioni e patologie croniche (malattie ischemiche, l’ictus, l’ipertensione arteriosa, il diabete tipo 2, le osteoartriti e alcuni tipi di cancro (utero, colon e mammella).

Sindrome Metabolica

Si sente più parlare di Sindrome Metabolica che descrive un insieme di fattori di rischio metabolici che aumentano la possibilità di sviluppare malattie cardiache, ictus e diabete.
La causa non è nota: alcuni fattori genetici con presenza di adipe a livello addominale e scarsa attività fisica contribuiscono allo sviluppo di questa condizione ed è diagnosticata quando sono presenti tre o più di questi fattori:

  • Circonferenza vita uomo ( > 94 – 102 cm); donna ( > 80-88 cm)
  • Basso colesterolo HDL ( <40 mg/dl uomo e < 50 mg/dl donna)
  • Elevati trigliceridi ( > 150 mg/dl)
  • Ipertensione arteriosa (valori > 135/85 mmHg) o in terapia
  • Elevata glicemia ( > 100 mg/dl a digiuno)

La maggior parte delle volte la sindrome è asintomatica e si cura perdendo  peso, aumentando l’attività fisica e con la prescrizione da parte del curante di farmaci per  l’iperglicemia e per tenere sotto controllo la pressione  arteriosa.

Mangiare sano per stare bene: i fattori di rischio cardiovascolare

Come valutare il peso (ragionevole) corporeo

Utilizzando la formula dell’Indice di Massa Corporea (IMC o BMI), dividendo cioè il peso (in chilogrammi) per l’altezza (in metri) al quadrato.

IMC = PESO (Kg) / ALTEZZA2 (m2)

Un esempio: persona alta 1,78 che pesa 73 kg.

ALTEZZA2 = 1,78 x 1,78 = 3,1684

IMC = 73 / 3,1684 = 20,04

Criteri di valutazione dell’Indice di Massa Corporea

Ottenuto il valore di IMC, verificare il significato tramite la tabella:

Valore di IMC Significato
inferiore a 16 sottopeso grave
tra 16 e 17 sottopeso moderato
tra 17 e 18,5 sottopeso lieve
tra 18,5 e 25 normopeso
tra 25 e 30 sovrappeso
tra 30 e 35 obesità I
tra 35 e 40 obesità II
oltre 40 obesità III

Nel bambino e nell’adolescente, per valutare la crescita pondero staturale si dovrà fare riferimento alle tabelle dei percentili.

Che cosa si intende per peso ideale per la persona?

É quel peso che può essere raggiunto e mantenuto senza grossi sacrifici, ci consente di avere un buono stato di salute e che tiene conto della storia del peso e familiare.
La correzione dell’alimentazione è sempre il primo intervento per la cura di molte patologie e deve essere sempre supervisionata da personale specializzato competente dunque attenzione al self-made: il pericolo e frasi prendere la mano e instaurare un disturbo del comportamento alimentare.

Il Modello Mediterraneo è ancora quello che da anni la letteratura internazionale ha delineato come il più confacente alle necessità nutrizionali delle persone attive.

L’inattività fisica influenza la composizione corporea dunque le parole chiave sono una dieta equilibrata e il movimento.

Molto utile è l’utilizzo del contapassi per monitorizzare la distanza percorsa giornalmente per valutare il personale livello di attività fisica.
Se l’esercizio fisico viene eseguito in modo costante è in grado di aumentare il consumo di energia a riposo (metabolismo basale) grazie all’ aumento della massa muscolare

Le diete non curano: la sola prescrizione dietetica senza una modifica dello stile di vita è fallimentare.

Il peso corporeo indica :

  • Un bilancio energetico tra le energie introdotta con gli ali mementi e quella spesa con il movimento
  • La capacità di gestione degli stimoli che ci spingono a mangiare
  • Un’intenzione

Nel campo della dietetica, l’autogestione è molto pericolosa: la dieta dovrebbe essere vista come terapia, dunque un atto medico che va prescritta e vagliata da personale preparato e specializzato.

Perché le diete falliscono

Dieta; dubbio; hamburger; mela

Una Buona alimentazione consigli:

Le Linee Guida dell’INRAN, oggi CRA-NUT, per una sana e corretta alimentazione sono:

  • Controlla il tuo peso e mantieniti sempre attivo
  • Più cereali, legumi e frutta
  • Grassi: scegli la qualità e limita la quantità
  • Zuccheri, dolci e bevande zuccherine: nei limiti giusti
  • Bevi ogni giorno acqua in abbondanza
  • Il sale? meglio poco
  • Bevande alcoliche: se si, solo in quantità controllata
  • Varia spesso le tue scelte a tavola
  • Consigli speciali per persone speciali
  • La sicurezza dei tuoi cibi dipende anche da te

Le diete che curano la sola prescrizione alimentare senza definitive modifiche dello stile di vita e dei pensieri sabotatori risultano nel lungo periodo fallimentari .
Qualsiasi regime dietetico, anche il più naif, che crei un deficit energetico è in grado di produrre una calo di peso ma come fare a mantenere il risultato nel lungo periodo?
E’ quindi molto di più che una mera questione di numeri e bilanci energetici.

Occorre lavorare su obiettivi, motivazione e pensieri disfunzionali che sono quelli che mi fanno dire, ad esempio:

  • “Sono stanco/a, mi prendo una vacanza dalla dieta”
  • “Sono stanco/a di dover sempre rinunciare a ciò che più mi piace”
  • “Non è giusto: gli altri mangiano anche di più, non ingrassano e ciò mi da rabbia”
  • “Se devo mangiare solo 5 patatine o 1 calice di vino o 1 solo cioccolatino, allora lascio stare”
  • “Sono stufo/a di rinunce”

Ogni volta che interrompo una dieta creo uno stato di frustrazione, senso di colpa e precarietà e alla fine mi convinco di non avere gli strumenti per gestire in modo funzionale.

Più devo più trasgredisco!

Mettersi a dieta è un po’ come dichiarare guerra al nostro corpo e questo tipo di guerra non ha fine. Il corpo si difende dalla restrizione alimentare.
La “carestia “ spinge il nostro corpo a stoccare cibo e ridurre i consumi perché ne va della sopravvivenza.

Potrebbe essere utile cominciare a non privarmi del cibo che credo di non dover più mangiare.
Posso invece:

  • imparare a metterlo della giornata senza esagerare con le porzione o nella settimana come frequenza di consumo settimanale
  • pensare alle cose che mi piacciono
  • fare di più attività che non hanno a che fare con il cibo
  • dedicarmi a tutto ciò che mi può “nutrire” come il cibo, quali le mie passioni e a cosa mi riesce bene di fare.

Sicuramente il sovrappeso e l’obesità sono un fattore di rischio per le patologie degenerative non trasmissibili, quali le malattie cardiologie. Posso tuttavia anche imparare ad accettarmi migliorando il mio stile di vita (alimentazione e attività fisica) e cominciando a pensare come farebbe una persona normopeso con un buon rapporto con il cibo.
Ovviamente è una nuova grande sfida ed un nuovo modo di approcciare il problema peso ma potrebbe fare la differenza.
Non un dovere ma una scelta personale consapevole: nessuno è refrattario al dimagrimento e tutti, se lo vogliono davvero, possono modificare molte cose.

La convinzione che l’obesità sia la conseguenza di una “disfunzione ghiandolare” e soprattutto tiroidea, è molto diffusa e saldamente radicata nella cultura popolare.
Nella realtà le endocrinopatia (ipotiroidismo) rappresentano non più del 5% delle cause ed occorre un approccio medico specifico.

C’è anche molta confusione per quanto riguarda le intolleranze alimentari e le diete idonee. Attualmente sono pochi i test validati dalla medicina ufficiale mentre spesso sono propagandati e utilizzati test sui quali esistono pochissimi studi scientifici e non sempre con gli stessi risultati. Occorre dunque usare molta prudenza in questo campo soprattutto quando il problema dell’intolleranza viene associato e “refrattarietà” al dimagrimento.
Ciò che consigliamo è verificare l’autorevolezza della fonte e la professionalità del personale sanitario specializzato.

Una corretta alimentazione: il modello mediterraneo

Il Modello Mediterraneo è ancora quello che da anni la letteratura internazionale ha delineato come il più confacente alle necessità nutrizionali delle persone attive.

I nutrienti necessari

L’organismo ha bisogno di energia e nutrienti che si trovano in diverse quantità e combinazioni negli alimenti.

I nutrienti sono necessari per:

  • ottimizzare le funzioni fisiologiche
  • assicurare la salute ed il benessere
  • supportare la crescita
  • mantenere il peso corporeo
  • prevenire lo sviluppo di malattie da carenza
  • ridurre il rischio di patologie associate ad eccessi alimentari

Il nostro organismo può essere paragonato ad una macchina: ha quindi bisogno di energia e di principi nutritivi per la manutenzione e il corretto funzionamento.

Ripartizione dei macro-nutrienti:

  • Proteine: 10-15% dell’energia (origine animale ad elevato valore biologico da uova, latte, carne e pesce o di origine vegetale da legumi)
  • Grassi: 25-30% dell’energia (privilegiando i mono e i polinsaturi dunque oli vegetali)
  • Carboidrati: 50-60% dell’energia (complessi, magari integrali e non più del 20% semplici)

I gruppi alimentari

Non esiste un unico cibo che contenga tutti i principi nutritivi di cui abbiamo bisogno ecco dunque che la nostra alimentazione deve essere la più varia possibile.
In base alla caratteristica chimica i cibi vengono suddivisi in cinque Gruppi che devono essere sempre rappresentati:

  1. Cereali e tuberi
  2. Frutta e verdura
  3. Latte, yogurt e formaggi
  4. Carne, pesce, uova e legumi secchi
  5. Grassi animali e vegetali

I principi nutritivi indispensabili

Le sostanze contenute nei cibi sono i principi nutritivi indispensabili: proteine, lipidi, glucidi, vitamine, sali minerali, acqua.

Proteine

Possono essere considerate come tanti mattoni che messi insieme formano la struttura del corpo umano sono costituite da piccole unità dette aminoacidi. L’organismo non è in grado di produrre 8 amminoacidi (definiti essenziali) che devono quindi essere introdotti con i cibi.

Gli alimenti contenenti proteine ad elevato valore biologico (cioè formate da amminoacidi essenziali) sono:

  • Carne
  • Pesce (ricco di grassi buoni ossia di acidi grassi omega 3) da consumare almeno 2v/settimana
  • Latte e derivati
  • Uova
  • Cereali e legumi (contengono proteine di medio valore biologico; tuttavia piatti tipo pasta e fagioli, riso e lenticchie sono in grado di fornire proteine di elevato valore biologico)
  • Legumi freschi e secchi
  • Verdure
  • Frutta secca e in guscio

Carboidrati

Sono il “carburante” dell’organismo, con la digestione vengono convertiti in glucosio utilizzato dal cervello, dal sistema nervoso e dai muscoli. Quelli assunti in eccesso e non utilizzati subito vengono trasformati in lipidi ed accumulati nel tessuto adiposo.

Sono suddivisi in due gruppi:

  • Carboidrati semplici
    Vengono assimilati velocemente dall’organismo, forniscono subito energia ma si esauriscono velocemente.
  • Carboidrati complessi
    Forniscono energia lentamente e per un periodo più lungo in quanto prima di essere assorbiti devono essere trasformati in carboidrati semplici.

Tipologie di zuccheri sono:

  • Glucosio, zucchero presente nel sangue
  • Fruttosio, zucchero presente nelle frutta
  • Lattosio, zucchero presente nel latte
  • Saccarosio, comune zucchero da cucina
  • Amido, presente nella pasta e nel riso, nel pane, nelle patate
  • Glicogeno, presente nel muscolo e nel fegato come energia di riserva

Si trovano nel riso, pasta , pane, prodotti da forno, grissini, fette biscottate, cracker, biscotti, brioche, pizza, farina, semolino, polente, mais, avena, cereali soffiati, cous-cous e nei tuberi come le patate.

Nel modello alimentare mediterraneo rappresentano il 50-60% dell’energia giornaliera quindi eliminarli dalla dieta con l’intento di perdere peso è da considerarsi errore.

Grassi

Servono a fornire energia e a trasportare le vitamine liposolubili si dividono in:

  • Grassi vegetali
    Contengono prevalentemente acidi grassi mono insaturi e poli insaturi che svolgono benefici effetti sui valori ematici del colesterolo.
  • Grassi animali
    Contengono acidi grassi saturi che se assunti in eccesso determinano un incremento del colesterolo ematico.

I grassi sono presenti in:

  • Olio di oliva, di arachidi, di mais, di girasole
  • Burro, lardo, strutto, panna
  • Formaggi, uova, salumi e carni

Il loro consumo deve essere moderato perché i grassi costituiscono una ricca fonte di energia e contengono, soprattutto quelli di origine animale, composti saturi e colesterolo.

Apportano acidi grassi (saturi, mono e poli) ed essenziali (AGE) perché il nostro organismo non li sintetizza (ac. linoleico e alfa linolinico) e vitamine liposolubili, (A D E) delle quali favoriscono anche l’assorbimento. Per l’aspetto edonistico: i grassi contribuiscono ad esaltare la palatabilità e la componente aromatica dei cibi. Sono da preferire i grassi di origine vegetale (in particolare l’olio extravergine d’oliva) rispetto a quelli di origine animale (come burro, panna, lardo, strutto).
Scegliere in questo gruppo 1-3 porzioni al giorno ricordando che una porzione è pari a 10g.

Vitamine

Servono a regolare le funzioni biochimiche dell’organismo. Le vitamine aiutano le proteine, i grassi ed i carboidrati a compiere le loro funzioni all’interno dell’organismo ed inoltre prevengono molte malattie.

Si dividono in:

  • Vitamine liposolubili
    Sono solubili nei grassi e possono quindi accumularsi nell’organismo.
  • Vitamine idrosolubili
    Sono solubili nell’acqua e non possono accumularsi nell’organismo.

Le vitamine si identificano tramite una lettera:

  • Vit.A
  • Vit.D
  • Vit.E
  • Vit.K
  • Vit. C
  • Tutte le vitamine del complesso B

Acqua

L’acqua è presente in ogni cellula del nostro corpo e partecipa a tutte le reazioni che in esso si svolgono. Gli adulti sono composti per il 60% del peso di acqua.
Ha funzioni per trasporto e regolazione. E’ il solvente fondamentale per tutti i prodotti della digestione, regola il volume cellulare, la temperatura corporea, è essenziale per eliminare dall’organismo tutte le scorie metaboliche e permette il trasporto dei nutrienti.

Viene eliminata sotto forma di urina, feci e sudore.

È contenuta non solo nell’acqua semplice ma anche nelle bevande e negli alimenti (frutta, verdura, carne ecc.).

Sali minerali

Svolgono importanti funzioni nell’organismo: sono regolatori, intervengono nella formazione delle ossa e dei denti, controllano la contrazione muscolare e sono utili anche per il sistema nervoso.

Vengono suddivisi in due categorie:

  • Macroelementi
    Si trovano nell’organismo in quantità dell’ordine di misura del grammo (relativamente alta)
  • Microelementi o minerali traccia
    Si trovano nell’organismo in quantità dell’ordine di misura del milligrammo

I sali minerali sono: Calcio, Fosforo, Sodio, Magnesio, Potassio, Cloro, Zolfo, Iodio, Zinco, Rame, Ferro Manganese, Selenio, Cromo, Fluoro.